Dopo una mattinata intensa di lezione (il primo giorno di corso è sempre una mattinata intensa), mentre gli allievi firmavano con calma il registro delle presenze, ho chiesto “vi siete divertiti”? Dopo un frazione di secondo mi sono chiesta perché avessi fatto quella domanda sul divertimento così d’istinto, e oggi ci sto riflettendo con calma.

Sicuramente la domanda nasconde una sorta di ansia da prestazione, tutto sommato legittima essendo il primo giorno di un corso alla sua prima edizione. Ma la domanda nasce anche da una cosa di cui sono fermamente convinta. La formazione degli adulti deve essere molto coinvolgente per essere efficace. E la componente del divertimento è essenziale nel coinvolgimento. Io mi esercito molto nel sorridere durante la lezione, perché il sorriso, ho scoperto nel tempo, genera empatia. E se si crea la giusta alchimia in classe, si va avanti speditamente, si alza il livello del confronto, si genera una sana competizione e si producono ottimi elaborati. Molto spesso però, non ho il tempo di analizzare le risposte non verbali di chi mi ascolta, sicuramente non di tutti i presenti. Magari incrocio gli sguardi di quelli nelle prime file, oppure colgo le emozioni nella voce di quelli che intervengono più spesso. Ma non riesco in tempo reale a interagire con i volti tutti i presenti. Quindi alla fine di una lunga mattinata passata insieme ad ascoltare, interagire, analizzare, produrre materiale, quella domanda sul divertimento è servita a tutti noi per esplicitare il nostro grado di coinvolgimento nel processo di apprendimento. E sì, il primo giorno si sono divertiti tutti.

Ci vogliono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere. Provaci, per una volta.

Mordechai Richler, Solomon Gursky è stato qui